Clara', storia di migranti, e non solo, tratta dalla cronaca
In sala il film di Marta Bergman con patrocinio di Amnesty
(di Francesco Gallo) "Clara" di Marta Bergman, al cinema dal 7 maggio con Cineclub Internazionale Distribuzione, ha dalla sua la verità della cronaca e il tema forte dell'emigrazione. Siamo nel maggio del 2018 e la polizia belga sta inseguendo su un'autostrada in Vallonia un furgone che potrebbe essere usato per trasportare migranti clandestini. All'interno del van si trovano davvero oltre venti persone, tra cui la piccola Mawda con suoi genitori siriano-tunisini: Adam e Sara. Durante il lungo inseguimento un agente spara per colpire la ruota del veicolo, ma il proiettile entra per errore nell'abitacolo e si compie la tragedia. Da qui una lunga notte per polizia e migranti: la prima si trova sotto inchiesta per aver sparato contro un furgone con dentro una bambina, mentre la famiglia della vittima non si dà ragione della tragedia di cui è stata protagonista ed è ovviamente in cerca di giustizia. Girato in maniera spartana, quasi documentaristica, pochi dialoghi e molte immagini, invece della vita dei migranti prima nei campi profughi in Belgio e poi del viaggio verso l'Inghilterra, 'Clara' racconta soprattutto una storia di persone: "Non volevo raccontare i migranti o la polizia come categorie astratte - ha dichiarato la regista al suo secondo film dopo 'Sola al mio matrimonio' -. Volevo entrare nei personaggi, nei loro desideri, nelle loro contraddizioni". Il regista Ken Loach, intervenuto sulla vicenda a cui il film si ispira, ha detto dei protagonisti di questa storia: "Sono persone che fuggono dal terrore, spaventate per la propria vita… le più sfruttate, le più esposte al pericolo… le più povere e vulnerabili che possiamo immaginare". Tornando alla verità della cronaca, l'agente di polizia che ha sparato, Victor-Manuel Jacinto Goncalves, è stato processato e condannato per omicidio colposo (involontario). La pena è stata di un anno di reclusione, ma con sospensione della detenzione. Il tribunale ha però sottolineato che sparare per forare uno pneumatico era una scelta "sproporzionata" che ha messo a rischio la vita degli occupanti del veicolo. "Non volevo realizzare un film che dipingesse un quadro generico dei 'migranti' e 'polizia'- ha detto ancora la Bergman -. Ho preferito raccontare i protagonisti dall'interno attraverso i loro desideri e le loro lotte: Sara e Adam fuggono da un paese dove non possono amarsi liberamente. Non li ho considerati 'rifugiati', ma solo una coppia innamorata. Rispetto alla polizia, volevo andare oltre gli stereotipi senza minimizzare la gravità dell'atto e senza giustificarlo. Abbiamo incontrato agenti, partecipato ai loro pattugliamenti notturni, osservato la loro quotidianità e molte volte la b loro umanità ci ha colpiti". Il film, infine, ha ricevuto il patrocinio di Amnesty International Italia.
L.Martínez--ECdLR