El Comercio De La República - Dialoghi di Scienza: Etologia

Lima -

Dialoghi di Scienza: Etologia




Nel quarto episodio di Dialoghi di Scienza, il DeNa e Meribì accendono i riflettori sull’etologia insieme a Margherita Paiano, etologa e divulgatrice. L’incontro è un viaggio dentro la scienza del comportamento animale: che cos’è davvero l’etologia, perché serve alla società e quali percorsi di studio aprono le porte a questa professione.

Il format — un vodcast che alterna racconto personale e rigore scientifico — ha già dedicato le prime puntate a chimica e matematica, astrofisica e geologia, costruendo episodio dopo episodio una bussola per orientarsi tra studi e carriere STEM. Con l’episodio 4, il focus si sposta su una disciplina che unisce osservazione sul campo, analisi statistica e una forte componente etica: l’etologia.

Che cos’è l’etologia e perché conta
L’etologia è lo studio scientifico del comportamento animale, umano incluso in ottica comparata. Non è solo “guardare gli animali”: è formulare ipotesi, osservare con metodi standardizzati (come etogrammi e campionamenti temporali), progettare esperimenti controllati quando possibile e analizzare i dati con strumenti quantitativi. Capire perché un animale fa ciò che fa — alimentazione, riproduzione, cooperazione, aggressività, comunicazione — aiuta a prendere decisioni migliori su conservazione, gestione della fauna, benessere negli allevamenti, convivenza nei contesti urbani e tutela degli animali da compagnia.

L’ospite: chi è Margherita Paiano
Margherita Paiano lavora come etologa e divulgatrice digitale, con un’attività che intreccia ricerca, cultura scientifica e contenuti multimediali. Il suo percorso nasce da studi affini alle scienze veterinarie e approda all’etologia come scelta consapevole: raccontare il comportamento animale per migliorare la comprensione reciproca fra specie, difendere il benessere e promuovere scelte informate nella società. La sua produzione editoriale e social ha contribuito a rendere accessibile un campo spesso percepito come “di nicchia”, ma cruciale per ambiente, salute pubblica e politiche territoriali.

Cosa significa “fare” l’etologo
Il lavoro quotidiano dell’etologo si muove tra tre ambienti:
campo, dove si osservano gli animali in habitat naturali o antropizzati, si raccolgono dati comportamentali e ambientali;
laboratorio, dove si organizzano i dataset, si eseguono analisi statistiche e si testano ipotesi;
società, perché etologia vuol dire anche linee guida per il benessere animale, educazione e divulgazione.

Le competenze chiave? Biologia ed ecologia, fisiologia e neurobiologia, metodi quantitativi, uso di software per la gestione dati, etica della ricerca. A queste si aggiungono capacità trasversali come scrittura chiara, lavoro in team interdisciplinari e conoscenza delle normative su fauna e benessere.

Come si diventa etologi in Italia
Non esiste un “albo” unico della professione: per questo i percorsi possono variare. In genere si parte da una laurea triennale in scienze naturali, biologia, scienze ambientali o medicina veterinaria, per poi proseguire con una laurea magistrale o un master focalizzato su comportamento animale, ecologia ed etologia. In Italia sono attivi corsi che formano profili in evoluzione del comportamento animale e dell’uomo, nonché programmi dedicati a ecologia ed etologia per la conservazione. Stage, tesi sperimentali e attività sul campo sono elementi decisivi per costruire competenze spendibili. Chi desidera proseguire nella ricerca può accedere a dottorati pertinenti.

Gli sbocchi professionali includono università ed enti di ricerca, aree protette e uffici biodiversità, strutture zoologiche e centri recupero fauna, servizi di sanità pubblica veterinaria, consulenza su benessere e comportamento di animali d’affezione, oltre alla divulgazione scientifica.

Il valore dell’episodio
La conversazione con Paiano ha il merito di abbattere due miti: che l’etologia sia “solo passione per gli animali” e che basti l’intuito per capirli. L’episodio mostra invece una professione fondata sul metodo scientifico e su responsabilità sociali concrete: dal ridurre i conflitti uomo-fauna all’innalzare gli standard di benessere negli allevamenti e nelle città. Per chi sta scegliendo l’università, è anche una bussola pratica su programmi, competenze richieste e realtà lavorative.

Perché ascoltarlo ora
In un’epoca di crisi climatica, urbanizzazione e perdita di biodiversità, saper leggere il comportamento animale è strategico. L’etologia aiuta a progettare politiche efficaci, a prevenire incidenti e zoonosi, a disegnare ambienti più vivibili per tutte le specie. Portare questi temi in un vodcast popolare significa allargare l’accesso: studenti, famiglie, amministratori pubblici e professionisti trovano un linguaggio chiaro, esempi concreti e riferimenti utili per approfondire. Dialoghi di Scienza compie così la sua missione: collegare aspirazioni personali, percorsi formativi e impatto reale.



In primo piano


Bikini: Cosa andò Storto

Nel 1946, appena un anno dopo Hiroshima e Nagasaki, gli Stati Uniti scelsero l’atollo di Bikini, nelle Isole Marshall, per misurare scientificamente quanto una flotta potesse resistere a una bomba atomica. La missione, battezzata “Operazione Crossroads”, mobilitò 42.000 militari e tecnici e un’imponente flotta-bersaglio di 95 navi, inclusi corazzate, portaerei e sottomarini, alcune cariche di carburanti e munizionamenti. Non fu solo un esperimento militare: venne trasformato in un evento mediatico globale, con tribune per la stampa, cineprese su torri e navi e un dispiegamento inedito di mezzi per documentare “l’era atomica”.Il piano e la sua spettacolarizzazioneCrossroads prevedeva due detonazioni con ordigni di potenza simile a quella usata nella Seconda guerra mondiale. Centinaia di animali da laboratorio furono disposti a bordo per valutare gli effetti immediati di onda d’urto e radiazioni. Per alimentare l’attenzione pubblica e “normalizzare” l’atomo in chiave di deterrenza, l’operazione fu raccontata quasi in diretta: tonnellate di attrezzature cinematografiche e fotografi da tutto il mondo resero Bikini una vetrina della potenza tecnologica del dopoguerra.Able: l’errore che svelò i limiti del testIl primo scoppio, “Able”, fu un’esplosione aerea sopra la laguna. La bomba non centrò il punto previsto e l’efficacia distruttiva sulle navi risultò inferiore alle attese: solo poche unità affondarono, altre riportarono danni gestibili. Ma proprio quell’errore evidenziò un problema metodologico: un singolo parametro fuori tolleranza (quota, mira, vento) alterava radicalmente i risultati, riducendo il valore comparativo del test.Baker: la “prima catastrofe nucleare”La seconda detonazione, “Baker”, avvenne sott’acqua, a bassa profondità. L’onda di pressione da sottochiglia sventrò scafi e infrastrutture; soprattutto, la colonna d’acqua e il “base surge” – una nube radente di spruzzi e aerosol – ricaddero su gran parte della flotta-bersaglio. Quell’acqua, intrisa di prodotti di fissione e particolato del fondale, aderì tenacemente a lamiere, vernici, cavi e interstizi. Le squadre tentarono lavaggi ad alta pressione, detergenti e liscivia: la contaminazione rimase. Il risultato fu più grave del danno cinetico: navi che avevano “retto” all’esplosione erano ormai inutilizzabili a causa della radioattività persistente. La terza prova prevista (“Charlie”, in acque più profonde) venne cancellata; la stessa Marina, in seguito, introdusse dotazioni e procedure di “wash-down” per limitare l’attecchimento del fallout sulle superfici.Le conseguenze umane: sfollamento, salute, lavoro a rischioPrima dei test, l’intera comunità locale – 167 abitanti – fu evacuata con la promessa di un ritorno “a breve” per il bene dell’umanità. La realtà fu diversa: spostati su atolli inadatti all’autosostentamento, i Bikiniani conobbero carenze alimentari e nuove migrazioni forzate. Nel frattempo, militari e tecnici addetti alle bonifiche operarono spesso in condizioni incerte e con dispositivi di protezione limitati per standard odierni; studi successivi hanno discusso effetti sanitari tra i veterani di Crossroads. Anche l’uso massiccio di animali da esperimento – su più navi e in differenti posizioni – sollevò critiche etiche che oggi appaiono ancora più pressanti.L’oggi: un’eredità radio-ecologica e culturaleBikini è oggi un sito patrimonio dell’umanità, simbolo tanto della guerra fredda quanto dell’impatto ambientale dei test atmosferici e sottomarini. Monitoraggi contemporanei hanno misurato in alcune aree livelli di radiazione ambientale ancora superiori agli standard di sicurezza locali, con valori che variano sensibilmente da isola a isola. L’area attira subacquei e ricercatori per il “cimitero” di navi – una capsula del tempo tecnologica – ma resta problematica per il pieno reinsediamento umano e per l’uso alimentare delle risorse locali.Che cosa andò davvero stortoSe Able mise a nudo la fragilità metodologica dell’esperimento, Baker ne rivelò il cuore del problema: una sottovalutazione della componente radiologica delle esplosioni sottomarine e l’assenza di protocolli di decontaminazione efficaci. A ciò si sommò l’errata percezione politica che uno sfollamento “temporaneo” potesse non trasformarsi in diaspora. Crossroads doveva essere una dimostrazione controllata; è ricordata, invece, come un punto di svolta che accelerò consapevolezza, trattati e cautele, lasciando però una comunità senza casa e un ecosistema segnato a lungo.

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