El Comercio De La República - Artemis II verso la Luna

Lima -

Artemis II verso la Luna




Dopo oltre mezzo secolo dall’ultima orbita lunare con equipaggio, la NASA ha avviato una nuova era di esplorazione con Artemis II, la prima missione con astronauti del programma Artemis. Questa missione di prova di dieci giorni inaugura un percorso che va ben oltre un semplice ritorno sulla Luna: l’obiettivo è costruire una presenza umana sostenibile nello spazio profondo, aprendo la strada a future basi lunari e alle missioni verso Marte. A bordo del veicolo spaziale Orion, l’equipaggio volerà attorno alla Luna compiendo una traiettoria a forma di otto, mettendo alla prova tutte le componenti del sistema – dal razzo Space Launch System (SLS) alle infrastrutture di recupero – per garantire la sicurezza dei voli futuri.

Il programma Artemis e i suoi obiettivi
Il programma Artemis è la risposta moderna all’epopea di Apollo. Mentre la missione Apollo 8 del 1968 portò per la prima volta astronauti attorno alla Luna, Artemis II costruisce sulle lezioni dell’orbita senza equipaggio di Artemis I del 2022 per dimostrare capacità indispensabili per l’esplorazione umana di lunga durata. La missione è concepita come un volo di prova integrato: verificare le prestazioni del razzo SLS, del modulo di servizio europeo che alimenta Orion e dei sistemi di supporto vitale, ma anche testare la comunicazione attraverso la Deep Space Network e valutare l’ambiente di radiazione nel volo profondo. Il programma prevede l’installazione di una stazione orbitale chiamata Gateway, basi permanenti al polo sud lunare e infine missioni con equipaggio verso Marte.

L’equipaggio e la preparazione
Artemis II porterà quattro astronauti: Reid Wiseman, comandante della missione, Victor Glover, pilota, Christina Hammock Koch, specialista di missione, e Jeremy Hansen dell’Agenzia Spaziale Canadese, anch’egli specialista. È la prima volta che un canadese vola attorno alla Luna e la prima missione lunare con una donna a bordo, segno della volontà di NASA e partner di rendere più inclusiva l’esplorazione spaziale. I quattro hanno trascorso mesi di addestramento: prove di sopravvivenza, simulazioni di pilotaggio manuale, esercitazioni per l’evacuazione di emergenza e familiarizzazione con il modulo Orion e i sistemi di supporto vitale. Il loro spirito di squadra è stato coltivato attraverso campagne in piscina, in aerei in volo parabolico e durante lunghi periodi in camere anecoiche per testare le comunicazioni.

Il giorno del lancio: ascensione e orbita terrestre
Il 1º aprile 2026 si è aperta la finestra di lancio di Artemis II. Tra le 18:24 e le 20:24 (ora della costa orientale statunitense) il razzo SLS, la più potente macchina per il volo umano mai costruita da NASA, ha acceso i suoi motori e lasciato la rampa 39B del Kennedy Space Center. Otto minuti dopo l’accensione, i motori della fase centrale si sono spenti e il primo stadio si è separato, lasciando il secondo stadio e Orion a completare l’ascesa. Una volta in orbita, Orion ha dispiegato le sue quattro ali solari per alimentare il veicolo e ricaricare le batterie.

Orion ha completato un’orbita bassa di circa 90 minuti prima che il secondo stadio eseguisse due accensioni per portare la capsula su un’orbita terrestre ellittica alta. Durante questa fase, l’equipaggio ha iniziato le verifiche dei sistemi, valutando gli impatti vibrazionali e acustici, eseguendo un test di pilotaggio manuale e provando procedure di prossimità. Successivamente, i controllori di volo hanno dato il via libera all’inserzione translunare, spingendo la navicella su una traiettoria di fuga.

Il viaggio verso la Luna
Nei tre giorni successivi (giorni 2–4), la missione ha percorso circa 300 000 chilometri verso il nostro satellite. Il propulsore del modulo di servizio europeo ha eseguito l’iniezione translunare, l’ultima accensione di grande entità, che ha inserito Orion su un percorso a forma di otto verso la Luna. Questa traiettoria free‑return sfrutta il campo gravitazionale Terra-Luna: una volta effettuato il sorvolo, la navicella è naturalmente attirata verso la Terra senza bisogno di ulteriori spinte.

Durante il viaggio, i quattro astronauti hanno tolto le tute pressurizzate per indossare abiti comodi e hanno dedicato tempo a esperimenti scientifici, controlli di bordo e all’addestramento in vista del fly‑by lunare. Attraverso la rete di comunicazione Deep Space Network, hanno mantenuto contatti con i centri di controllo e inviato immagini e dati.

Il sorvolo lunare
Al quinto giorno, Orion è entrata nella sfera di influenza lunare, dove la gravità principale è quella del nostro satellite. Il giorno successivo la navicella ha raggiunto il punto di massima vicinanza: circa 6 600 km (circa 4 100 miglia) oltre il lato nascosto della Luna. Da questa quota gli astronauti hanno potuto vedere l’intero disco lunare con la Terra sullo sfondo, una prospettiva mai sperimentata dalle missioni Apollo.

Il sorvolo, della durata di circa sei ore, ha permesso all’equipaggio di fotografare e studiare regioni vicine ai poli e al lato nascosto. Secondo i piani di volo, il pilota Victor Glover ha preso il controllo manuale di Orion per testare la manovrabilità in volo profondo. Gli astronauti hanno anche partecipato a dimostrazioni scientifiche: un test acustico per caratterizzare il rumore interno della capsula e una lista di osservazioni lunari da trasmettere agli scienziati a Terra. La traiettoria ha portato la navicella oltre 6 500 km dalla Luna, consentendo di osservare simultaneamente il pianeta azzurro e il suo satellite.

Il ritorno: free‑return e rientro atmosferico
Dopo il sorvolo, Orion ha effettuato un utilizzo sapiente della gravità lunare per invertire la rotta e dirigersi verso casa. Nei giorni 7–9, il veicolo ha eseguito una serie di correzioni di traiettoria per affinare l’angolo di rientro. L’ultimo giorno, il modulo equipaggio si è separato dal modulo di servizio, ha orientato il suo scudo termico verso l’atmosfera e ha iniziato l’ingresso a circa 40 000 km/h (25 000 mph). Lo scudo, sviluppato per resistere a temperature superiori a 2 700 °C (5 000 °F), ha protetto l’equipaggio durante il rientro.

Raggiunte le quote più dense, una serie di tre paracadute principali si è dispiegata, rallentando la capsula fino a consentirne l’ammaraggio nell’oceano Pacifico, dove una squadra della Marina statunitense l’ha recuperata con barche e elicotteri. Il viaggio ha così completato la figura a otto: partiti dalla Florida, gli astronauti sono ritornati nel giro di dieci giorni e più di 685 000 miglia percorse.

Le tecnologie: SLS, Orion e infrastrutture
La missione Artemis II non sarebbe possibile senza il Space Launch System, il razzo più potente mai operato da NASA. Offre un’enorme capacità di carico, volume e energia di partenza, riuscendo a inviare in una sola volta il modulo Orion, l’equipaggio e il carico utile verso la Luna. Il veicolo utilizza quattro motori RS‑25 e due booster a combustibile solido riadattati dagli Space Shuttle, generando una spinta superiore a 8,8 milioni di libbre.

Orion è il nuovo veicolo d’esplorazione sviluppato per portare gli astronauti oltre l’orbita bassa terrestre. Il modulo equipaggio ha un volume abitabile maggiore rispetto alle capsule Apollo e un sistema di supporto vitale rigenerativo che ricicla acqua e ossigeno. Le quattro ali solari generano fino a 11 kW di potenza, mentre il modulo di servizio costruito dall’Agenzia Spaziale Europea ospita motori, propellenti e serbatoi. Per proteggere l’equipaggio, lo scudo termico composto da pannelli ablativi avvicina tecnologie derivate dalla missione Orion EFT‑1.

Le infrastrutture terrestri, sviluppate dal programma Exploration Ground Systems al Kennedy Space Center, includono la rampa di lancio 39B, i sistemi di trasporto e le strutture per l’integrazione del razzo. Il recupero in mare e la logistica post‑missione sono supportati dalla Marina e dal Dipartimento della Difesa.

Scienza e esperimenti
Oltre alla dimostrazione tecnologica, Artemis II ospita esperimenti scientifici destinati a migliorare la comprensione dell’ambiente spaziale. Tra questi figura AVATAR (A Virtual Astronaut Tissue Analog Response), un dispositivo “organ‑on‑a‑chip” che studia come radiazione e microgravità influenzino tessuti umani miniaturizzati. I dati raccolti serviranno a progettare farmaci e contromisure per le missioni di lunga durata. Gli astronauti registreranno anche parametri di radiazione, microgravità, nutrizione e psicologia, per fornire un quadro completo dell’effetto del volo profondo sul corpo umano.

Reazioni e aspettative del pubblico
La missione ha suscitato un grande entusiasmo globale. I commenti degli spettatori che seguono gli aggiornamenti online evidenziano ammirazione per il coraggio degli astronauti e un senso di meraviglia per la prospettiva di vedere Terra e Luna dalla stessa finestra. Molti ricordano che il nome Artemis si ispira alla dea greca Artemide, gemella di Apollo, segnando un collegamento simbolico con i voli lunari degli anni Sessanta. C’è chi sottolinea l’importanza dell’unità e dell’esplorazione scientifica in contrapposizione ai conflitti e alle discriminazioni e chi, commosso, vede questa missione come un sogno coltivato per decenni. Alcuni appassionati scherzano immaginando scenari fantascientifici futuri, ma la nota dominante è la gratitudine verso chi rende possibile il viaggio e la consapevolezza che questo passo prepara un futuro in cui le basi lunari diventeranno realtà.

Conclusione
Artemis II rappresenta un ponte tra il glorioso passato delle missioni Apollo e il futuro dell’esplorazione umana. La missione non solo dimostra la capacità di inviare astronauti intorno alla Luna e riportarli sani e salvi, ma apre una strada verso una presenza stabile sul nostro satellite e, un giorno, verso Marte. Con un equipaggio multigenerazionale e internazionale, nuove tecnologie e una visione di lungo periodo, l’umanità torna sulla Luna non per ripetere un exploit, ma per restare. L’emozione e il sostegno che circondano Artemis II testimoniano quanto profondo sia il desiderio collettivo di esplorare, comprendere e superare i confini, facendo dell’esplorazione spaziale un’impresa al servizio di tutti.



In primo piano


Ivana: Dal buio del Fentanyl

«Il fentanyl era la risposta al mio disagio». È la frase con cui Ivana, oggi 28enne, sintetizza un passato di sofferenza e di dipendenza da oppioidi. La sua testimonianza, raccontata nel terzo episodio (EP.3) di una serie di interviste divulgative, è la cronaca di una caduta e di una risalita che parlano a molte famiglie italiane.Figlia di due medici, cresciuta tra Arezzo e le radici ugandesi trasmesse dalla nonna, Ivana descrive un’infanzia serena incrinata all’ingresso nell’adolescenza: isolamento, episodi di razzismo, la sensazione di non appartenere. Prima l’alcol, poi – durante il liceo – il salto ai farmaci presenti in casa: morfina e soprattutto fentanyl, un oppioide sintetico potentissimo. Non cercava “lo sballo”, dice, ma l’anestesia emotiva: spegnere dolore, ansia, inadeguatezza. La tolleranza è cresciuta, così come le crisi d’astinenza, fino a chiuderla per mesi in un appartamento, prigioniera di un consumo incessante.Nel tentativo di ricucire le ferite identitarie, i familiari la mandano per un periodo in Uganda. Lì, una rapina finita in tragedia – lo zio ucciso e lei stessa ferita – segna un’ulteriore frattura. Al ritorno in Italia, la dipendenza riprende il sopravvento. La svolta arriva grazie alla nonna: a 80 anni lascia tutto, la accompagna in una clinica di disintossicazione a Verona e poi in comunità. È in quel contesto che Ivana impara a raccontarsi, ad accettare la vulnerabilità e a costruire nuove abitudini.In comunità scopre la corsa. Non come gara, ma come ascolto di sé. Chilometro dopo chilometro, arriva a concludere la sua prima maratona a Verona. Nel frattempo riemerge un desiderio antico, cresciuto in una casa di camici e stetoscopi: studiare Medicina. Oggi Ivana è iscritta al secondo anno e vive a Firenze. Il suo messaggio ai coetanei è netto: chiedere aiuto funziona; la rete di cura e di prossimità – famiglia, comunità, professionisti – può salvare la vita.Il caso personale non va letto fuori contesto. Il fentanyl è un analgesico oppioide di potenza eccezionale (decine di volte superiore alla morfina) con effetti terapeutici imprescindibili in ambito clinico, ma capace – se usato fuori controllo medico – di indurre rapidamente dipendenza e di provocare overdose per depressione respiratoria. L’antidoto di riferimento, il naloxone, può invertire l’overdose se somministrato tempestivamente, ma l’elevata potenza degli analoghi impone formazione capillare e risposta rapida.L’Italia, pur non registrando i numeri degli Stati Uniti, ha alzato il livello di guardia. Nel 2024 è stato varato un Piano nazionale di prevenzione contro l’uso improprio di fentanyl e altri oppioidi sintetici, con azioni coordinate: monitoraggio dei mercati, allerta rapida, tracciamento delle prescrizioni anomale, formazione degli operatori sanitari e della rete di emergenza, sensibilizzazione dei servizi territoriali. Nello stesso anno, un campione di eroina venduta a Perugia è risultato contenere una quota di fentanyl: un episodio che ha fatto scattare procedure di allerta e rafforzato i controlli.Sul fronte europeo, nell’agosto 2025 sono entrate in vigore nuove misure sui precursori chimici utilizzati nelle sintesi illecite, con l’inclusione di due intermedi chiave tra le sostanze più rigidamente controllate. È un tassello cruciale: limitare a monte i mattoni chimici rende più difficile produrre fentanyl e analoghi destinati al mercato illegale.La storia di Ivana non è un’eccezione miracolistica, ma l’evidenza che prevenzione, cura e comunità funzionano. Tre i punti che emergono con forza:1) Riconoscere presto il disagio – ansia, isolamento e discriminazione sono fattori di rischio reali; ignorarli apre la strada all’automedicazione pericolosa.2) Abbattere lo stigma – chi chiede aiuto non è “debole”: è competente sul proprio benessere. Lo stigma ritarda l’accesso alle cure.3) Integrare le risposte – medicina delle dipendenze, psicoterapia, interventi sul contesto di vita e strumenti di riduzione del danno (incluso l’accesso al naloxone) devono coesistere.Nel suo EP.3, Ivana consegna una bussola a studenti, famiglie e decisori: dare parole al dolore, chiedere aiuto e pretenderlo, sostenere chi cura. È così che si spezza l’equazione tossica “disagio = oppioidi” e si restituisce alle persone la possibilità di futuro.

Che cosa sente il Corpo in RM?

Cosa succede al nostro corpo durante una risonanza magnetica? All’esterno la risonanza magnetica (RM) sembra silenziosa; all’interno, il nostro corpo entra in un ambiente fisico molto controllato in cui agiscono tre componenti: un campo magnetico statico potente, campi magnetici che variano rapidamente (gradienti) e onde radio (RF). È la combinazione di questi elementi a generare le immagini — e anche le sensazioni più comuni che i pazienti riferiscono.L’allineamento dei protoni: il “segreto” dell’immagineLe molecole d’acqua e di grasso del corpo contengono atomi di idrogeno. Il campo magnetico della RM orienta i loro protoni; brevi impulsi di radiofrequenza li spostano e, quando cessano, l’energia rilasciata viene “raccolta” dalle antenne del sistema e trasformata in immagini. Questo processo è impercettibile: non si sente l’azione del magnete né delle onde radio.Che cosa si percepisce davvero-  Rumore: durante l’esame si avvertono colpi ritmati, fischi o “battiti” rapidi. Non sono segno di guasto, ma l’effetto meccanico dei gradienti che vibrano. Le strutture forniscono sempre protezioni acustiche (tappi o cuffie); con questi dispositivi l’esposizione sonora rientra nei limiti di sicurezza previsti.-  Formicolii o piccoli “sussulti” muscolari: sono dovuti alla rapida variazione dei gradienti, che può stimolare in modo transitorio i nervi periferici. Di solito sono lievi e passeggeri; è sufficiente avvisare il tecnico se disturbano.-  Lieve sensazione di calore: l’energia RF può generare un modesto riscaldamento cutaneo o corporeo, tenuto sotto controllo dal sistema mediante limiti di potenza (SAR) e pause tra le sequenze.-  Capogiri o nausea, specialmente quando ci si muove dentro/fuori dal gantry: nei campi più elevati può comparire un transitorio senso di vertigine perché il magnete interagisce con l’apparato vestibolare dell’orecchio interno. In rari casi si osservano fosfeni (piccoli lampi di luce periferici), innocui e di breve durata.Durata e immobilitàIn base alla regione anatomica e al protocollo, un esame tipico dura circa 15–60 minuti. Restare immobili — e seguire eventuali istruzioni di respiro — evita immagini mosse e ripetizioni.Prima di entrare in salaÈ essenziale rimuovere tutti gli oggetti metallici o elettronici (gioielli, orologi, smartphone, carte magnetiche), indossare abiti senza inserti o filati metallici e, se è interessata la testa, evitare cosmetici con pigmenti metallici (mascara/eyeliner “glitter”). Mascherine, cerotti o sensori con parti metalliche vanno sostituiti con dispositivi compatibili.Impianti e dispositiviMolti impianti moderni (pacemaker, defibrillatori, neurostimolatori, pompe, protesi, stent) sono etichettati come MR Safe o MR Conditional. Oggi la RM è spesso possibile anche nei portatori di dispositivi cardiaci, purché in centri esperti e con protocolli dedicati (programmazione del dispositivo, monitoraggio e parametri di scansione specifici). È fondamentale dichiarare sempre qualsiasi impianto, vecchio o nuovo, e presentare il tesserino del dispositivo.Tatuaggi, trucco permanente e accessoriIn rari casi i tatuaggi o il trucco permanente possono dare sensazioni di calore, pizzicore o lieve bruciore nella zona tatuata, soprattutto se l’inchiostro contiene particelle conduttive. Si tratta quasi sempre di fenomeni transitori; informare preventivamente l’equipe aiuta a prevenire o gestire il disturbo.Contrasto al gadolinio: quando serve e quali effetti aspettarsiIl mezzo di contrasto a base di gadolinio si somministra solo se migliora la qualità diagnostica. Nella maggior parte dei pazienti gli effetti indesiderati sono rari e di solito lievi (per esempio nausea passeggera o alterazione del gusto). Da anni è noto che piccolissime quantità di gadolinio possono persistere nell’organismo: le autorità hanno perciò limitato l’uso di alcuni agenti “lineari”, privilegiando formulazioni macrocicliche, più stabili. Per le persone con grave insufficienza renale si valutano con attenzione indicazione e tipo di agente. In gravidanza l’impiego del contrasto si riserva solo ai casi in cui il beneficio superi chiaramente i rischi; durante l’allattamento, nella maggior parte delle situazioni non è necessario interrompere le poppate dopo la somministrazione.Gravidanza e bambiniLa RM senza contrasto è considerata l’esame di scelta quando occorre evitare radiazioni ionizzanti in gravidanza. Nei bambini, per alcune indagini, può servire sedazione leggera (per restare immobili), con monitoraggio anestesiologico e protocolli dedicati.Claustrofobia: come si affrontaTra l’1% e il 15% dei pazienti riferisce claustrofobia o ansia. Oltre a informazione e tecniche di respirazione, aiutano i sistemi wide‑bore (apertura fino a 70 cm), ambienti con musica/illuminazione dedicata, visori a specchio per “allargare” lo spazio percepito o, se necessario, una blanda sedazione. In selezionati casi si può ricorrere a piattaforme “open”, accettando i possibili compromessi di qualità e tempo.Rischi rari ma reali e perché lo screening è decisivoLe complicanze gravi sono rare. Le più frequenti, se le procedure non vengono seguite, sono ustioni cutanee (per contatto prolungato con la parete del tunnel, cavi/elettrodi che formano “anelli” o dispositivi non compatibili) e incidenti da effetto proiettile quando oggetti ferromagnetici entrano per errore in sala. Per questo lo screening è minuzioso e molte strutture adottano anche rilevatori ferromagnetici in ingresso. Collaborare con i professionisti — dichiarando impianti, ferite metalliche, tatuaggi e stati fisiologici — è la misura di sicurezza più importante.Consigli pratici, in breve• Portare documentazione di impianti o protesi;• Indossare abiti senza parti metalliche; niente cosmetici metallici se si studia la testa;• Segnalare tatuaggi e trucco permanente;• Avvisare se si è in gravidanza o si allatta;• Comunicare eventuale claustrofobia: esistono soluzioni dedicate;• Restare immobili, seguire le istruzioni di respiro e usare sempre la protezione auricolare.

Storia e cucina, sfida pop

Il quiz divulgativo “Prima o Dopo?” di Geopop è tornato con la sua terza puntata e vede protagonisti due beniamini del web: Sofia Fabiani, nota sui social come Cucinare Stanca, e Pierluca Mariti, meglio conosciuto come Piuttosto Che. Condotto da Maria Bosco, il format mette alla prova la memoria storica dei concorrenti invitandoli a ordinare eventi celebri prima o dopo un riferimento temporale iniziale. In questo episodio l’“evento zero” è l’invenzione dell’aspirapolvere, e il gioco si snoda tra invenzioni tecnologiche e grandi sconvolgimenti geopolitici. La sfida è stata accolta con entusiasmo dagli spettatori: molti hanno apprezzato il mix di intrattenimento e cultura e la capacità del programma di far riflettere su quanto le date possano sorprendere.I concorrenti: volti del web con storie diverse - Sofia Fabiani, la chimica che impasta comunitàSofia Fabiani (classe 1988) è diventata popolare sui social con il profilo @cucinare_stanca. Laureata come tecnica chimica, ha lasciato i laboratori per dedicarsi alla pasticceria e al digitale. Nel 2020 ha aperto il suo profilo Instagram, che oggi conta centinaia di migliaia di follower, dove propone ricette alla portata di tutti e ironizza sugli insuccessi culinari. Il suo percorso l’ha portata a creare a Roma “La Stanza”, uno spazio fisico dove incontra la sua community offline e organizza eventi, convinta che il digitale possa generare solitudine se non accompagnato da momenti di contatto reale. Ha pubblicato il manuale “Cucinare stanca. Manuale pratico per incapaci” (Giunti, 2021) e il volume “Cucinava sempre. Ricette per quando fuori (e dentro) c’è la catastrofe” (Mondadori, 2023), portando il suo messaggio di inclusione e leggerezza anche in libreria.Pierluca Mariti, dall’azienda alla stand‑up comedyPierluca Mariti ha lasciato una carriera stabile in un’azienda multinazionale per seguire la sua vocazione comica. Con il nome @piuttosto_che sui social racconta precarietà, stereotipi di genere e vita familiare con ironia. La sua tournée teatrale “Grazie per la domanda” registra sold out in diverse città europee; lui stesso sottolinea di non provare imbarazzo e di considerare la terapia come un potente strumento creativo. I genitori all’inizio erano scettici, ma la scelta di abbandonare un lavoro “serio” per inseguire l’arte si è rivelata vincente. La sua presenza sul palco e sul web lo ha reso una voce brillante della stand‑up italiana.Il meccanismo del quizOgni puntata di “Prima o Dopo?” ruota attorno a un evento zero che funge da riferimento cronologico; in questo caso l’invenzione dell’aspirapolvere. Sulla plancia di gioco vengono poi proposti quattro eventi da collocare prima o dopo l’evento zero: l’invenzione del fax, le prime Olimpiadi moderne, l’ultima esecuzione con la ghigliottina in Francia e la fine dell’Impero ottomano. I concorrenti devono posizionare le carte su una timeline, distribuendo due eventi prima e due dopo, mentre un timer scandisce la tensione. La semplicità delle regole permette agli spettatori di giocare da casa, mentre la competizione amichevole fra i due protagonisti aggiunge un elemento narrativo.L’aspirapolvere: un colosso del pulitoL’aspirapolvere moderno nasce all’inizio del XX secolo grazie all’ingegnere britannico Hubert Cecil Booth, che nel 1901 brevettò un apparecchio a motore soprannominato “Puffing Billy”. La macchina aspirava la polvere tramite un lungo tubo e depositava lo sporco in un filtro di tessuto; venne utilizzata per le pulizie in occasione dell’incoronazione di Edoardo VII a Westminster nel 1902. Nel 1907 l’inventore americano James Murray Spangler realizzò il primo aspirapolvere portatile elettrico, dotato di spazzola rotante e sacchetto di raccolta; vendette poi il brevetto a William Hoover, che perfezionò il design e fondò un’azienda destinata a diventare sinonimo di aspirapolvere. La scelta di usare questa invenzione come “evento zero” del quiz sottolinea come un oggetto quotidiano possa rappresentare una rivoluzione tecnologica.L’invenzione del faxBen prima dell’era digitale, diversi scienziati tentarono di trasmettere immagini a distanza. Nel 1843 l’orologiaio scozzese Alexander Bain sviluppò un “telegrafo elettrico stampante” che utilizzava pendoli sincronizzati per riprodurre disegni. Pochi anni dopo Frederick Bakewell introdusse l’uso di cilindri rotanti, migliorando la stabilità dell’immagine. La svolta avvenne con il fisico italiano Giovanni Caselli, che nel 1865 lanciò il pantelegrafo, sistema commerciale di fax che collegava Parigi e Lione. Sebbene oggi il fax sia quasi scomparso, rappresenta un tassello fondamentale nella storia delle telecomunicazioni e, nel contesto del quiz, un evento che sorprende per la sua precocità rispetto ad altre innovazioni.Le prime Olimpiadi moderneLa rinascita dei Giochi olimpici si concretizzò ad Atene dal 6 al 15 aprile 1896. Organizzati dal Comitato Olimpico Internazionale voluto da Pierre de Coubertin, i giochi riunirono 241 atleti provenienti da 14 nazioni, tutti uomini, impegnati in 43 prove distribuite su nove sport. La cerimonia inaugurale, presieduta dal re Giorgio I, ebbe luogo nello stadio Panathinaiko. Il triplista statunitense James Connolly fu il primo medagliato della nuova era, mentre il maratoneta greco Spyridon Louis divenne eroe nazionale vincendo la gara più attesa. Le Olimpiadi dell’epoca misero in luce lo spirito internazionale dello sport e segnano un momento fondamentale della storia contemporanea.L’ultima ghigliottina in FranciaIn Francia la ghigliottina fu a lungo simbolo di giustizia sommaria. Nel 1939 le esecuzioni pubbliche furono abolite e trasferite all’interno delle carceri, ma lo strumento rimase in uso per decenni. L’ultima esecuzione capitale ebbe luogo il 10 settembre 1977 nel carcere de Les Baumettes a Marsiglia, quando Hamida Djandoubi fu decapitato. Pochi anni dopo, il 9 ottobre 1981, una legge firmata dal ministro della giustizia Robert Badinter sancì l’abolizione definitiva della pena di morte in Francia. Questo evento segna non solo la fine di un macabro rituale, ma anche l’evoluzione dei diritti umani in Europa.La caduta dell’Impero ottomanoIl declino dell’Impero ottomano fu il risultato di guerre, pressioni internazionali e spinte nazionaliste. La Grande Assemblea Nazionale di Turchia abolì la monarchia il 1° novembre 1922, ponendo fine a un impero iniziato nel 1299. L’ultimo sultano, Mehmed VI, lasciò Costantinopoli il 17 novembre 1922. Le potenze alleate riconobbero la sovranità del nuovo governo di Ankara alla Conferenza di Losanna dell’11 novembre 1922; il trattato definitivo fu firmato il 24 luglio 1923, e il 29 ottobre 1923 venne proclamata la Repubblica di Turchia. La ricerca successiva sottolinea che il risultato fu possibile grazie al movimento nazionalista guidato da Mustafa Kemal Atatürk, che combatté la guerra d’indipendenza e rifiutò il trattato di Sèvres; il nuovo trattato di Losanna del 1923 segnò ufficialmente la fine dell’impero e la nascita di uno Stato moderno. Evento Anno/periodo Nota sintetica Invenzione dell’aspirapolvere (evento zero) 1901–1907 Booth introduce la macchina a motore; Spangler inventa l’aspirapolvere portatile. Invenzione del fax 1843–1865 Bain e Bakewell sviluppano prototipi; Caselli avvia il pantelegrafo commerciale. Olimpiadi moderne 6–15 aprile 1896 241 atleti da 14 paesi gareggiano ad Atene. Ultima ghigliottina 10 settembre 1977 Hamida Djandoubi è l’ultimo giustiziato; pena capitale abolita nel 1981. Fine dell’Impero ottomano 1 novembre 1922 – 29 ottobre 1923 Abolizione del sultanato e nascita della Repubblica di Turchia. Accoglienza e riflessioniLa puntata ha suscitato commenti entusiasti: molti spettatori hanno definito il quiz un modo “iconico” per imparare la cronologia divertendosi e hanno apprezzato l’energia dei due ospiti. Alcuni hanno sottolineato di aver riscoperto curiosità storiche che davano per scontate, altri hanno manifestato la sorpresa di scoprire quanto il fax sia antecedente ad altri eventi. Le reazioni positive hanno incoraggiato Geopop a proseguire con nuove puntate, dimostrando che il pubblico gradisce format che uniscono scienza, storia e intrattenimento. La presenza di due creator con background così diversi ha ampliato l’appeal dello show, attirando sia chi segue la cucina amatoriale sia chi ama la comicità digitale.Conclusione“Prima o Dopo?” si conferma un esperimento riuscito di divulgazione leggera: la terza puntata, con la sfida tra Cucinare Stanca e Piuttosto Che, ha offerto non solo risate, ma anche spunti di riflessione sulla durata e l’impatto degli eventi storici. La scelta degli argomenti – dall’aspirapolvere alla fine dell’Impero ottomano – dimostra che la storia può essere raccontata attraverso oggetti di uso comune e momenti cruciali della politica internazionale. Il successo della puntata lascia intuire un futuro ricco di nuove sfide temporali e nuovi ospiti pronti a misurarsi con la linea del tempo.